Le persone non ricordano soltanto ciò che racconti. Ricordano soprattutto come le hai fatte sentire.
Negli anni, attraverso libri, ritratti e incontri, ho capito che il punto del mio lavoro non è semplicemente scrivere. È ascoltare abbastanza profondamente da permettere a qualcuno di riconoscersi davvero dentro una storia.
Ho provato a raccontarlo in nuovo articolo su Substack nato anche dal percorso di Cosa sarà. Un pezzo che parla di ascolto, fiducia e del valore, oggi sempre più raro, di sentirsi davvero visti.
Non so se si possa definire un tris d’assi.

È stato un vero e proprio viaggio. Trascorso insieme a colui che questa storia l’ha fatta evolvere. Ho avuto il piacere di conoscere meglio l’imprenditore, ma ancor prima l’uomo
Lo scorso fine settimana è stato caratterizzato da un sabato particolare. Una giornata decisamente rigenerante, di confronto, di condivisione di esperienze e di progettazione di scenari futuri. Il tema non poteva che essere la narrazione e tutto ciò è accaduto grazie alla presenza di uno straordinario gruppo di professionisti che hanno fatto delle storie e dell’immaginazione, a vario titolo, il proprio lavoro (e aggiungo anche la modalità per esprimere se stessi). Di loro, di noi, ci sarà modo di parlare con il tempo. Nell’attesa vi condivido una riflessione generata da questo incontro tra anime affini. Parte della giornata è stata dedicata al tema di grande attualità e discussione sull’Intelligenza Artificiale. Abbiamo testato ChatGPT. Lo abbiamo osservato, analizzato, stressato. Non mi dilungo sulle considerazioni in merito a ciò che è, ciò che fa e ciò che può diventare. Torno invece sulla riflessione e la consapevolezza che mi sono portato a casa da questa esperienza. Non ci sono certezze, se non quella di fare il proprio lavoro al meglio. Chi scrive come me per raccontare storie di impresa lo fa quasi come una missione. Quella di far emergere l’anima di un’impresa. Perché dico ciò? Non sappiamo fino a che punto arriverà la tecnologia in questo ambito, di sicuro abbiamo bisogno sempre di metterci in discussione per migliorare, ricordarci la fortuna che abbiamo nel fare questo lavoro, allenare l’empatia, creare relazioni umane ed emozionare e continuare ad emozionarci. Alla fine non faccio che ritratti di persone attraverso le parole. È per questo che sono tornato a casa e ho iniziato a scrivere dell’ultimo incontro che avevo fatto in un’azienda appena prima di Natale. A voi la lettura, nella speranza di donarvi anche solo una piccola sensazione del perché faccio tutto ciò. Buona lettura.
