Cronaca di una storia unica da raccontare

La settimana scorsa ho terminato un viaggio bellissimo. In questo articolo che ho scritto per “Nòva Il Sole 24 Ore” ho provato a sintetizzarne i punti salienti.

<<Dopodiché le cose sono quasi accadute da sole. In ogni singola aula, come in un processo alchemico che rasenta la magia, abbiamo fatto emergere le emozioni. Come? È stato sufficiente ascoltare. Dare voce ai sentimenti. Far sì che le persone si spogliassero dei propri ruoli e condividessero il “loro Danieli” >>.

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Le tecnologie digitali stanno trasformando tutto

Le tecnologie digitali stanno trasformando tutto. Dalle relazioni tra gli individui ai modelli di business delle imprese. Dal come ci comportiamo al come si sviluppano i processi all’interno delle organizzazioni. In quel tutto c’è la sfera personale e quella professionale. In quel tutto ci sono le opportunità di trovare soluzioni alle sfide del futuro in primis quella ambientale e la speranza che guerre come quella che stiamo vivendo tra Ucraina e Russia siano le ultime scene di conflitti il cui senso non si trova, dal momento che proprio le interconnessioni ci hanno fatto capire che tutti siamo parte di un qualcosa che va oltre i confini fisici.

Qualche giorno fa ho incontrato Filippo Rizzante (CTO di Reply) e ne è uscita una bella chiacchierata sul valore di fare cultura sul digitale.

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Riprendono le storie su nòva Il Sole 24 Ore

Dopo una piccola pausa ho ripreso a raccontare belle storie d’impresa su #ToBeContinued il mio spazio all’interno di nòva Il Sole 24 Ore. A questo link trovate la storia di un incontro tra due persone che forse erano destinate a fare qualcosa insieme. Loro si chiamano Renato Pavanetto e Daniele Basso e dal loro incontro un’idea è diventata realtà: HBI, la start-up che non si limita a fornire soluzioni industriali per l’implementazione dell’economia circolare, ma affianca tutte quelle aziende che vogliono fare quel salto “culturale” per pensare e fare in chiave green.

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Divertimento e lavoro (tanto lavoro): la storia di Rockin’1000

Claudia Spadoni, Executive Producer e General Manager di Rockin’1000 (ph. by Marco Onofri)

La settimana scorsa ho fatto una bella chiacchierata con Claudia Spadoni, Executive Producer e General Manager di Rockin’1000. Ne è uscita un’intervista che ho raccontato su To Be Continued, il blog sullo storytelling che curo per Nòva Il Sole 24 Ore.

Al di là di conoscere una bravissima professionista com’è Claudia, mi è piaciuto raccontare la storia di questo sogno che è diventato realtà perché, come ho scritto nell’articolo, in Rockin’1000 c’è tutta l’epica legata a una grande impresa e nello stesso tempo le coordinate fondamentali per fare impresa: la grandiosità di un sogno; l’aver sempre ben presente un obiettivo; una definizione strategica dell’operazione; un piano di esecuzione preciso e puntuale; la capacità di superare problemi e inconvenienti.

Tutto questo nella formula romagnola: divertimento e lavoro, tanto lavoro.

Questo è il link per leggere l’articolo.

Ritratto di un incontro

Di saggi sulla leadership traboccano le librerie. Anche testi sull’importanza delle persone all’interno delle organizzazioni aziendali non mancano. Quello che manca spesso è la capacità di tramutare in azioni i buoni propositi e mantenere, alimentare e amplificare, quell’atteggiamento costruttivo in grado di dare la giusta definizione al successo: far accadere le cose. Quella che vi sto per raccontare è il dietro le quinte di una storia imprenditoriale straordinaria. Dove fatturato ed EBITDA ne consacrano il valore economico creato, ma che forse non ne dettagliano le sfumature più importanti, quelle legate a come si arriva a tali risultati. L’azienda della quale vi sto parlando oramai è un gruppo il cui nome è Somec. A capo di questo gruppo c’è un uomo verso il quale dirigerò il riflettore per capire l’importanza di avere un team di persone  in grado di condividere un sogno e capace di darne concretezza. Questo uomo si chiama Oscar Marchetto e questa storia nasce da un incontro con lui.

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Unire i puntini

Ci sono storie che sembrano già scritte per le quali, rileggendole a posteriori, se ne colgono dettagli che fanno capire che la direzione intrapresa dal racconto non poteva essere diversa. “Unire i puntini” citava Steve Jobs, nel suo celebre discorso all’Università di Stanford, il 12 giugno 2005, in occasione della consegna delle lauree. Comunque sia, la storia di Alessandro Sonego qualcosa di scritto ce l’aveva.

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Un viaggio dall’#AvampostoImpresa

È stato un vero e proprio viaggio. Iniziato con questa riflessione “Il futuro: condizione necessaria per raccontarsi” con l’avvento della pandemia. Avevo la necessità e la voglia di ascoltare quale poteva essere la nuova narrazione di un’impresa quando si verifica un avvenimento del tutto inatteso e che spazza via anche quelle poche certezze che abbiamo.

È così che per tre mesi ho aperto la rubrica #AvampostoImpresa all’interno di To Be Continued, il mio blog  su nòva Il Sole 24 Ore. Non so se il viaggio sia terminato, però è il momento di fare un piccolo bilancio e perché no, rivedere alcuni fotogrammi di questa esperienza. Così come si faceva una volta, quando si tornava da una vacanza e si organizzava la serata diapositive con gli amici… sperando che non faccia lo stesso effetto. A parte le battute è un mio modo per ringraziare tutti coloro che hanno voluto dare una loro testimonianza in un momento difficile e sicuramente di trasformazione per le imprese, per le persone.

Buona visione!

 
        

#AvampostoImpresa: Alexia Boro

Ci siamo incontrati la prima volta qualche anno fa. Stava ragionando su nuove modalità per raccontare il museo. Ne era nata una bella esperienza formativa con lei e l’intero gruppo di lavoro nell’ambito della comunicazione. Da quell’occasione sono poi sorte altre attività che ci hanno visto collaborare insieme e soprattutto un legame di amicizia. Era quasi naturale che mi rivolgessi a lei per un fotogramma di questo periodo d’emergenza, ma in particolar modo per ricevere una sua visione sul futuro dei musei. Ne è uscita una testimonianza intensa con diversi spunti di riflessioni e con la speranza che quel nuovo umanesimo tanto auspicato abbia le sue fondamenta proprio nella cultura. L’#AvampostoImpresa  di oggi vi porta alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e lei ne è la Direttrice della Comunicazione e delle Relazioni Esterne: Alexia Boro.

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