È sempre una questione di identità

È sempre una questione di identità. È sempre una questione di costruire il proprio futuro, guardando da dove si è partiti. È un processo, evolutivo e nello stesso tempo di ricostruzione dell’anima. Che ogni individuo ha. Che ogni impresa ha. Quella che vi sto per raccontare è un po’ un esempio di quella che potremmo definire genetica di un brand.

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Divertimento e lavoro (tanto lavoro): la storia di Rockin’1000

Claudia Spadoni, Executive Producer e General Manager di Rockin’1000 (ph. by Marco Onofri)

La settimana scorsa ho fatto una bella chiacchierata con Claudia Spadoni, Executive Producer e General Manager di Rockin’1000. Ne è uscita un’intervista che ho raccontato su To Be Continued, il blog sullo storytelling che curo per Nòva Il Sole 24 Ore.

Al di là di conoscere una bravissima professionista com’è Claudia, mi è piaciuto raccontare la storia di questo sogno che è diventato realtà perché, come ho scritto nell’articolo, in Rockin’1000 c’è tutta l’epica legata a una grande impresa e nello stesso tempo le coordinate fondamentali per fare impresa: la grandiosità di un sogno; l’aver sempre ben presente un obiettivo; una definizione strategica dell’operazione; un piano di esecuzione preciso e puntuale; la capacità di superare problemi e inconvenienti.

Tutto questo nella formula romagnola: divertimento e lavoro, tanto lavoro.

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Unire i puntini

Ci sono storie che sembrano già scritte per le quali, rileggendole a posteriori, se ne colgono dettagli che fanno capire che la direzione intrapresa dal racconto non poteva essere diversa. “Unire i puntini” citava Steve Jobs, nel suo celebre discorso all’Università di Stanford, il 12 giugno 2005, in occasione della consegna delle lauree. Comunque sia, la storia di Alessandro Sonego qualcosa di scritto ce l’aveva.

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Ma la vostra impresa che musica suona?

La mia impresa suona il rockQualche giorno fa ho aperto un workshop dal titolo “Sentirsi parte di una storia comune” con una domanda: <<Ma se la vostra impresa fosse una band… che musica suonerebbe?>>. Quello che doveva essere un semplice interrogativo, è diventato un’indagine introspettiva sull’identità della propria impresa. Perché ogni organizzazione ha una sua colonna sonora. Ogni impresa ha una sua musicalità e sono tutti elementi, da tenere in forte considerazione.

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Perché anche un’impresa ha il suo ikigai

Alcune riflessioni dopo un paio di letture d’ispirazione:

La narrazione d’impresa mette nelle condizioni di riflettere e ritagliarsi i giusti momenti per cercare quelle risposte che possono far sì di crescere in maniera armoniosa. Attraverso la narrazione si danno voce ad almeno quattro delle aree della nostra esistenza: ciò che ami, la passione; ciò che serve al mondo, la missione; ciò che sai fare, la vocazione e ciò per cui sei pagato, la professione.

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Nelle imprese i poli opposti non si attraggono

C’è un tema ricorrente nella narrazione d’impresa. È quello che accade quando si inizia un percorso di messa a fuoco della propria identità, definendo il sistema valoriale e i principi di cultura d’impresa caratterizzanti l’impresa medesima. È in quel preciso istante che si presentano interrogativi sopiti e dubbi rimossi.

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Il motivo per il quale ci raccontiamo

Personal StorytellingIn questi giorni stavo sfogliando il libro che io e Francesco Gavatorta abbiamo scritto insieme: Personal Storytelling.

Sono passati poco più di due anni dalla sua pubblicazione e mi sono accorto come in questo frangente siano cambiati i pesi legati agli strumenti che abbiamo a disposizione per raccontarci. Oggi se non fai un video o posti qualche immagine su Instagram non sembri al passo con i tempi. Siamo sommersi da nuovi ‘anchorman’ del web e da una miriade di bacheche costellate da selfie.

Ne è nato un articolo per il blog della collana #ProfessioniDigitali per FrancoAngeli diretta da Alberto Maestri.

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