Giovedì 23 aprile sarò al CUOA Business School per Impresa Day 2026, un appuntamento dedicato al passaggio generazionale nelle imprese familiari.
Un tema spesso affrontato come problema, ma che in realtà riguarda qualcosa di più profondo: la capacità di un’impresa di continuare a evolvere, senza perdere ciò che la rende riconoscibile.
Insieme a Paolo Gubitta e Alice Pretto abbiamo costruito un pomeriggio che non vuole aggiungere teoria, ma creare uno spazio diverso: in cui ascoltare storie reali, mettere in discussione modelli consolidati e lavorare su ciò che, in un passaggio, resta e ciò che cambia.
Il format alternerà linguaggi diversi — dal racconto al confronto, fino a momenti più esperienziali — con l’obiettivo di tenere insieme riflessione e concretezza.
Perché il futuro di un’impresa non si eredita. Si costruisce, insieme.
A questo link trovate l’intero programma e la possibilità di registrarsi per partecipare a questa giornata, che sarà tutta da raccontare!








Lo scorso fine settimana è stato caratterizzato da un sabato particolare. Una giornata decisamente rigenerante, di confronto, di condivisione di esperienze e di progettazione di scenari futuri. Il tema non poteva che essere la narrazione e tutto ciò è accaduto grazie alla presenza di uno straordinario gruppo di professionisti che hanno fatto delle storie e dell’immaginazione, a vario titolo, il proprio lavoro (e aggiungo anche la modalità per esprimere se stessi). Di loro, di noi, ci sarà modo di parlare con il tempo. Nell’attesa vi condivido una riflessione generata da questo incontro tra anime affini. Parte della giornata è stata dedicata al tema di grande attualità e discussione sull’Intelligenza Artificiale. Abbiamo testato ChatGPT. Lo abbiamo osservato, analizzato, stressato. Non mi dilungo sulle considerazioni in merito a ciò che è, ciò che fa e ciò che può diventare. Torno invece sulla riflessione e la consapevolezza che mi sono portato a casa da questa esperienza. Non ci sono certezze, se non quella di fare il proprio lavoro al meglio. Chi scrive come me per raccontare storie di impresa lo fa quasi come una missione. Quella di far emergere l’anima di un’impresa. Perché dico ciò? Non sappiamo fino a che punto arriverà la tecnologia in questo ambito, di sicuro abbiamo bisogno sempre di metterci in discussione per migliorare, ricordarci la fortuna che abbiamo nel fare questo lavoro, allenare l’empatia, creare relazioni umane ed emozionare e continuare ad emozionarci. Alla fine non faccio che ritratti di persone attraverso le parole. È per questo che sono tornato a casa e ho iniziato a scrivere dell’ultimo incontro che avevo fatto in un’azienda appena prima di Natale. A voi la lettura, nella speranza di donarvi anche solo una piccola sensazione del perché faccio tutto ciò. Buona lettura.